APPELLO GIOVANILE E STUDENTESCO VERSO LO SCIOPERO INTERNAZIONALE DEL 20 NOVEMBRE

Che futuro stanno preparando per noi? Un futuro in cui studiare diventa sempre più costoso, trovare un lavoro dignitoso sempre più difficile e permettersi una casa un lusso per pochi? Un futuro in cui ci viene chiesto di essere flessibili, competitivi e pronti ad adattarci a qualsiasi condizione, mentre le nostre possibilità di scegliere come vivere si restringono sempre di più? Un futuro in cui per finanziare il riarmo si trovano centinaia di miliardi di euro, ma per garantire un’istruzione accessibile, una sanità pubblica adeguata, un reddito sufficiente e servizi capaci di rispondere ai bisogni delle persone le risorse sembrano non bastare mai?

È il futuro che governi e istituzioni stanno costruendo sulle nostre vite, chiedendoci di accettarlo come inevitabile e di arrangiarci individualmente per trovare il nostro posto in un mondo sempre più ingiusto. Noi non ci stiamo. La precarietà, le disuguaglianze e la guerra sono il risultato di scelte politiche precise, che tutelano determinati interessi e sacrificano i nostri diritti all’altare del profitto. Se queste scelte continuano a essere fatte senza di noi, dobbiamo costruire la forza collettiva per contestarle e cambiarle.

Dalla Francia alla Spagna, dall’India a tanti altri paesi, le giovani generazioni stanno tornando a prendersi le strade e a rivendicare la propria voce. Le mobilitazioni nascono da condizioni diverse, ma condividono il rifiuto di un presente che pretende di trasformare l’insicurezza in una condizione permanente e l’impotenza in una regola da accettare. Anche in Italia abbiamo riempito le piazze contro il genocidio in Palestina, la guerra e un ordine internazionale fondato sulla sopraffazione. Ora vogliamo mettere in connessione queste lotte e costruire una forza capace di incidere sulle condizioni materiali delle nostre vite.

Il futuro non ce lo regalerà nessuno. Il futuro siamo noi. Abbiamo la possibilità di trasformare una condizione che ci viene imposta in una forza capace di metterla in discussione. Abbiamo la necessità di costruire uno spazio comune a partire da ciò che ci viene negato e dalla volontà di non lasciare che siano altri a decidere per noi.

La corsa al riarmo europeo, con il piano ReArm Europe e l’obiettivo di mobilitare fino a 800 miliardi di euro per la difesa, mostra quali siano le priorità delle istituzioni. Mentre aumentano le risorse destinate alla spesa militare, scuole e università vengono definanziate, la sanità pubblica è sotto pressione e il diritto alla casa resta fuori dalla portata di troppe persone. Anche il governo italiano si adegua agli obiettivi di riarmo della NATO, mentre continua a non interrompere complessivamente i rapporti con Israele. La sospensione delle nuove autorizzazioni all’esportazione di armamenti non equivale a un embargo generale: dopo anni di mobilitazioni contro il genocidio e l’occupazione, continuiamo a chiedere la fine dei rapporti che sostengono la guerra e il riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione.

Che società vogliamo costruire? Quali bisogni devono orientare le scelte politiche? Per noi la sicurezza passa dalla possibilità di curarsi, studiare, avere una casa e vivere senza sfruttamento, non dalla corsa agli armamenti. Rivendichiamo risorse pubbliche destinate ai bisogni collettivi, un’istruzione accessibile e libera di produrre sapere critico, investimenti nella ricerca e nei servizi sociali. Vogliamo sottrarre la conoscenza alla subordinazione al mercato e agli interessi militari, perché scuole e università siano strumenti di emancipazione e trasformazione, non luoghi in cui imparare a competere e accettare le gerarchie esistenti.

La precarietà del lavoro e il carovita restringono anche la possibilità di scegliere come vivere. Salari insufficienti, contratti instabili e affitti insostenibili rendono difficile conquistare autonomia economica, costruire relazioni libere e sottrarsi a contesti familiari violenti o oppressivi. Per chi subisce discriminazioni legate al genere, all’orientamento sessuale o alla provenienza, questa dipendenza può diventare un ulteriore ostacolo all’autodeterminazione. Senza reddito, casa e servizi, la libertà rischia di restare un privilegio. La lotta per i diritti sociali è quindi inseparabile dalla possibilità concreta di decidere della propria vita.

La condizione delle giovani generazioni è una questione politica, ma non fa di noi un blocco omogeneo: la classe sociale, il genere, la provenienza e il territorio producono esperienze e possibilità differenti. La cosiddetta Gen Z diventa una categoria politica non perché condivide un’età o vive gli stessi problemi, ma quando riconosce le cause delle proprie condizioni, organizza le differenze e costruisce obiettivi comuni. Ci vogliono isolate, in competizione per opportunità sempre più scarse; noi vogliamo mettere in comunicazione le lotte, trasformare problemi individualizzati in rivendicazioni collettive e conquistare il potere di intervenire sulle decisioni che riguardano le nostre vite. Non chiediamo di essere incluse in un futuro già deciso: vogliamo contribuire a trasformarlo.

Il 20 novembre deve essere un passaggio nella costruzione di questa forza. Con lo sciopero internazionale giovanile e studentesco lanciato con Youth Strike vogliamo mettere in connessione le mobilitazioni dei nostri territori con quelle che, in tutto il mondo, contestano guerra, sfruttamento e disuguaglianze. Per questo chiamiamo collettivi, organizzazioni studentesche e giovanili, associazioni, spazi sociali, studentesse e studenti, giovani lavoratrici e lavoratori a organizzare assemblee e iniziative, portare lo sciopero nei territori e costruire una mobilitazione che non si esaurisca in una giornata, ma apra un percorso comune di organizzazione e conflitto.

Non ci basta denunciare il futuro che ci stanno preparando: vogliamo costruire la forza necessaria per cambiarne la direzione.

IL FUTURO NON CE LO REGALA NESSUNO. 

IL FUTURO SIAMO NOI. IL 20 NOVEMBRE SCIOPERIAMO!

FIGHT FOR OUR FUTURE, NOT THEIR WARS.

RETE DELLA CONOSCENZA