Giornata del fiocchetto lilla

15 MARZO GIORNATA NAZIONALE DEDICATA AI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE TW: DISTURBI ALIMENTARI  Oggi 15 marzo è la giornata nazionale dedicata ai disturbi del comportamento alimentare (DCA), nasce nel 2012 per volontà di Stefano Tavilla, padre di Giulia, una ragazza scomparsa a causa della bulimia proprio il 15 marzo. Secondo l’ANSA sono oltre 3 milioni…

leggi tutto…

15 MARZO

GIORNATA NAZIONALE DEDICATA AI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

TW: DISTURBI ALIMENTARI 

Oggi 15 marzo è la giornata nazionale dedicata ai disturbi del comportamento alimentare (DCA), nasce nel 2012 per volontà di Stefano Tavilla, padre di Giulia, una ragazza scomparsa a causa della bulimia proprio il 15 marzo.

Secondo l’ANSA sono oltre 3 milioni gli italiani colpiti da Disturbi del comportamento alimentare (Dca), di cui il 30% under-14.

La narrazione attuale dei disturbi alimentari è quella che solamente un corpo non conforme agli standard impossibili imposti dalla società sia un corpo malato. 

Si ignora l’idea che chiunque può soffrire di un disturbo del comportamento alimentare e si stereotipizzano i cosiddetti corpi sani stigmatizzando e riducendo i dca ai casi più estremi e più conosciuti.

Esiste uno spettro molto ampio di vissuti e sofferenze, che troppo spesso resta invisibile proprio perché non corrispondente all’immaginario dominante. Rendere visibile questa complessità significa anche rifiutare la gerarchia della sofferenza, per cui si è consideratə degnə di attenzione solo quando si rientra in un modello già noto.

I nostri corpi sono diventati vetrine da abbellire, da perfezionare, da conformare a come la società ci vuole e se culturalmente non si agisce sullo scardinare questo tipo di narrazione, e non si riconosce che il culto della forma e della perfezione sono solo dei modelli di marketing, non si potrà mai agire validamente sul problema. 

I disturbi del comportamento alimentare infatti non nascono nel vuoto, ma dentro un sistema che mette al centro performance, produttività, controllo e apparenza, molto più del benessere psicofisico delle persone. È una logica profondamente capitalistica, che trasforma anche il corpo in qualcosa da ottimizzare, disciplinare e giudicare continuamente. 

i DCA non devono essere visti come un problema superficiale ma come un fenomeno serio su cui agire, sia dal punto di vista culturale che sociale.

Sensibilizzare, informare e non generalizzare diventa fondamentale per lo scardinamento di certe narrazioni.

E’ necessario istituire più fondi allo scopo di aprire più sportelli di sostegno adatti alle varie sfumature che sussistono nei disturbi DCA, anche per rendere i costi e delle liste d’attesa più accessibili. Non esistono abbastanza strutture, sportelli o sostegni a causa della mancanza di fondi da parte dello Stato per attenzionare con maggiore cura il problema.

Le malattie mentali continuano a occupare una posizione marginale nel modo in cui la società percepisce e affronta i problemi di salute. 

A questa sottovalutazione si aggiunge un problema strutturale: il numero di professionisti e di servizi disponibili per offrire supporto psicologico e psichiatrico è spesso nettamente inferiore rispetto alla quantità di persone che ne avrebbero bisogno. Le liste d’attesa possono essere molto lunghe e i servizi pubblici non sempre riescono a coprire l’intera domanda. Di conseguenza, molte persone si trovano costrette a rivolgersi al settore privato, dove i costi possono risultare proibitivi.

Questa situazione crea una disuguaglianza significativa nell’accesso alle cure. Chi dispone di maggiori risorse economiche ha più possibilità di ricevere un sostegno adeguato e tempestivo, mentre chi si trova al di sotto di una certa soglia di reddito rischia di restare escluso da percorsi terapeutici fondamentali. In questo modo, la salute mentale finisce per trasformarsi, di fatto, in un privilegio accessibile solo a una parte della popolazione, invece di essere riconosciuta e garantita come un diritto essenziale per tutti.

I servizi sono pochi, discontinui e non sempre capaci di intercettare davvero il disagi.

Questo finisce per lasciare ai margini moltissime persone, che non vengono riconosciute, ascoltate o accompagnate in modo adeguato.

Mancano percorsi e incontri volti a intercettare e aiutare le persone colpite nelle scuole, nelle università e negli ambienti lavorativi. 

E mentre per la sanità pubblica, soprattutto psicologica, i fondi non si trovano mai, per il riarmo, la guerra e la devastazione ambientale le risorse saltano sempre fuori. Anche da qui passa una gerarchia politica precisa: si investe molto più nella distruzione che nella cura.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *